La vicenda raccontata da Bloomberg mette in evidenza i rischi legati ai deepfake AI, tecnologia avanzata che permette di imitare voci, immagini e video in modo quasi indistinguibile dalla realtà. Ecco cosa è accaduto.

Il tentativo di truffa con AI ai danni di Ferrari

Qualche settimana fa, un manager di Ferrari ha ricevuto una telefonata da una voce che sembrava quella di Benedetto Vigna, CEO dell’azienda. La voce, con accento riconoscibile, ha chiesto massima discrezione per una presunta grossa acquisizione in Cina, spingendo il manager a firmare documenti riservati e suggerendo operazioni sul mercato valutario per gestire il rischio di cambio.

La truffa si è estesa anche attraverso messaggi di testo provenienti da un numero sconosciuto, che richiedevano attenzione e firma immediata di accordi di riservatezza, facendo riferimento alla Consob e alla Borsa di Milano.

Come è stata sventata la trappola

Nonostante la precisione della simulazione vocale, il manager si è insospettito e ha posto una domanda di sicurezza personale, chiedendo quale libro fosse stato consigliato dal vero Vigna pochi giorni prima. Quando il truffatore non è stato in grado di rispondere, ha immediatamente interrotto la chiamata.

Ferrari ha avviato un’indagine interna per approfondire l’accaduto e aumentare le difese contro minacce di questo tipo.

Deepfake AI: un rischio crescente per le aziende

L’episodio dimostra quanto la intelligenza artificiale generativa possa rappresentare un pericolo per le aziende di alto profilo. Questo caso non è isolato: anche altre organizzazioni, come l’agenzia pubblicitaria WPP, sono state prese di mira con tecniche simili.

Conclusioni

Il tentativo fallito ai danni di Ferrari evidenzia la necessità di rafforzare le strategie di sicurezza aziendale, educando i dipendenti a riconoscere e reagire a tecniche sofisticate come i deepfake AI. Per le imprese, proteggersi da queste minacce richiede non solo tecnologie avanzate, ma anche prontezza e buon senso, come dimostrato dal manager di Maranello